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tassa minima globale

tassa minima globaleDopo un decennio di negoziati, gli Stati Uniti hanno accolto le richieste dei governi europei di istituire una tassa minima globale per le grandi multinazionali.

L’aliquota base sarebbe del 15%.

132 paesi su 139 in sede Ocse hanno già espresso il loro consenso al piano della ministra Yellen. Complessivamente questi Stati rappresentano il 90% del Pil mondiale.

La Minimum Global Taxation entrerà in vigore nel 2022. Le entrate generate dovrebbero essere nell’ordine di 150 miliardi di dollari l’anno a livello globale.

Una cifra frutta della lotta all’elusione fiscale.

L’elusione fiscale è una pratica che sfrutta i regimi fiscali particolarmente favorevoli di alcune nazioni. Le grandi multinazionali spostano i propri ricavi proprio lì, sfruttando tutti i “buchi” delle leggi.

L’obiettivo è quello di contrastare il cosiddetto fenomeno del profit shifting.

Come funziona la Tassa Minima Globale

paradisi fiscaliLa riforma si basa su due pilastri.

Il primo pilastro prevede che venga stabilita una tassa minima globale del 15% (ci sono però proposte anche per un valore più alto).

Se questa formula dovesse passare, l’azienda dovrebbe comunque pagare la percentuale che manca per arrivare al 15% nel proprio Paese di origine. Per le multinazionali high-tech il Paese di origine corrisponde generalmente agli Stati Uniti.

Il secondo pilastro prevede, invece, una più equa redistribuzione degli introiti tra i vari Paesi dove le multinazionali sono presenti.

Affinché venga applicato questo pilastro, le società devono presentare una serie di requisiti: ricavi globali superiori ai 20 miliardi di euro e redditività oltre il 10%.

I profitti tra il 20 e 30 % in eccesso rispetto a questa soglia verranno redistribuiti nei Paesi dove effettivamente i prodotti e i servizi sono stati venduti.

In questo modo sarebbe inutile il ricorso ai paradisi fiscali – ad esempio Panama, Bermuda, Irlanda, Lussemburgo, Olanda. E verrebbe anche interrotta quella corsa al ribasso che ha causato una progressiva riduzione del prelievo da parte dei governi sulle imprese.

Questa corsa verso il ribasso verrebbe così sostituita da una corsa verso il minimo.

Non è certamente una situazione entusiasmante. Ma si tratta di un primo passo che garantirebbe un gettito aggiuntivo non indifferente a livello globale.

“Così fermeremo la corsa al ribasso sulle aliquote. Anche chi è contrario dovrà adeguarsi”, così ha affermato il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, fervido sostenitore della riforma.

Le stime parlano di un possibile gettito pari a 150 miliardi di dollari l’anno.

 

Chi verrà colpito dalla Minimum Global Taxation

high tech faangNel mirino ci sono naturalmente i colossi del web. In particolar modo i “Faang” – come vengono chiamati dalla stampa americana  Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google.

Amazon ha di recente indicato di voler accettare i Bitcoin, forse per cercare di eludere la nuova tassa minima globale.

Per fare un esempio possiamo citare il caso di un’azienda come Apple che, in Irlanda, ha beneficiato per più di dieci anni (dal 2003 al 2014) di un regime fiscale da sogno. Le sue aliquote sono adante dallo 0,0005 e all’1%. La tassa minima globale sarà un colpo molto duro per la Apple.

Secondo Fair Tax Mark, tutte queste imprese hanno eluso tasse per più di cento miliardi di dollari dal 2010 al 2019. Fair Tax Mark è l’organizzazione britannica che certifica la buona condotta fiscale delle aziende.

L’elusione non va contro le leggi. Semplicemente sfrutta ogni cavillo possibile tra trasferimenti contabili, detrazioni, incentivi e sconti.

La riforma dovrebbe porre finalmente fine all’era del dumping fiscale. Cioè l’era delle tassazioni al ribasso concesse da alcuni Paesi pur di generare introiti.

Nonostante voci contrarie e Paesi che continuano ad opporsi, la riforma sembra essere sempre più concreta e prossima.

“La più grande rivoluzione fiscale dell’ultimo secolo – così l’ha presentata il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire – Garantirà al mondo una cooperazione globale più equa e trasparente”.

Articolo scritto da: Nicola Giunta

Luca Ferrari

Nicola Giunta vive e lavora a Milano, dove si è trasferito a 18 anni per studiare alla Bocconi. Oggi è un affermato trader, specializzato in materie prime e strumenti derivati.

Per scaricare la tensione della sua professione scrive articoli in cui raccoglie, a sangue freddo, le esperienze che vive nella sala trading. Per TradingSicuro.com scrive le notizie, gli articoli sulle obbligazioni e sul trading dell'oro.

Nicola

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